Alberto Trentini: un anno di prigionia in Venezuela. L’Osservatorio scrive alla madre Armanda.

Un cooperante italiano detenuto illegalmente in Venezuela

Cara Signora Armanda,

n questi giorni di silenzio forzato e di attesa che sembra infinita, so che il dolore e la preoccupazione per Alberto diventano quasi tangibili, come ombre che avvolgono ogni istante. Ma desidero scriverLe per farLe sentire, almeno per un momento, che non è sola. Che il cuore del mondo e delle persone che riconoscono la dignità e la giustizia sono accanto a Lei.

Non ci sono parole che possano davvero lenire la ferita di un cuore di madre quando il proprio figlio è lontano, ingiustamente privato della sua libertà. Eppure, sento il bisogno di scriverLe, di porgerLe parole che siano lente, come carezze dell’anima, che possano farLe sentire vicina la solidarietà di chi, pur lontano, condivide il peso del suo dolore.

In questi giorni in cui il tempo sembra sospeso, ogni attimo trascorso senza notizie di Alberto diventa un peso insopportabile, un silenzio che fa male, un’assenza che si sente in ogni respiro. So quanto sia difficile convivere con l’incertezza, con la paura costante per la sua salute, con il pensiero di ciò che sta vivendo in un luogo lontano, sconosciuto e ingiusto. Eppure, in questo dolore che sembra infinito, voglio che senta che non è sola, che il Suo cuore non batte isolato nella notte.

Alberto non è soltanto un cooperante italiano detenuto in Venezuela. È il figlio che avete cresciuto con amore, la sua vita intrecciata alla vostra, il suo sguardo pieno di curiosità, la sua dedizione e il suo coraggio che lo hanno spinto a donare il proprio tempo e le proprie energie agli altri, ai più fragili, a chi non ha voce. La sua missione non è mai stata solo lavoro: è stata scelta, passione, vocazione. Oggi, vedere un figlio come Alberto ingiustamente privato della sua libertà è una sofferenza che nessuna madre dovrebbe conoscere.

Ma, signora Armanda, nella Sua forza vedo la luce di un amore che non si spegne. Ogni Sua parola, ogni appello che lancia, ogni gesto con cui ricorda al mondo che Alberto è ancora lì, vivo, attende, spera, è un atto di resistenza, di dignità, di coraggio. Il Suo dolore diventa così una testimonianza potente: parla della giustizia, della libertà, dell’umanità. E questa testimonianza non rimane confinata tra le mura di casa: raggiunge cuori lontani, istituzioni, comunità di persone che non vogliono dimenticare, che vogliono agire, che vogliono che Alberto torni libero.

L’Osservatorio Internazionale per i Diritti Umani è al Suo fianco. Non siamo semplici spettatori: la vicenda di Alberto è una ferita che sentiamo come nostra, una chiamata all’azione che non possiamo ignorare. Faremo tutto ciò che è necessario: utilizzeremo ogni canale, ogni strumento, ogni contatto possibile per sostenere Alberto e la Sua famiglia. Ogni appello, ogni comunicazione, ogni iniziativa volta a garantire la libertà e la sicurezza di Alberto avrà il nostro pieno impegno. La Sua battaglia, signora Armanda, non è soltanto personale: è una battaglia universale per la dignità e per i diritti umani, e noi la sosteniamo con determinazione e con tutto il cuore.

Non smetta mai di credere nella sua libertà, perché la speranza è un dono che nessuna prigione può confiscare. Ogni battito del Suo cuore, ogni lacrima versata, ogni parola pronunciata per Alberto sono un atto potente: sono la testimonianza che il legame tra madre e figlio è indistruttibile, più forte di qualsiasi muro, più resistente di qualsiasi ingiustizia.

Vorrei che immaginasse il giorno in cui Alberto tornerà tra le Sue braccia: quell’abbraccio sarà il coronamento di ogni Sua preghiera, di ogni Sua attesa, di ogni atto di amore e coraggio che ha compiuto. E sappia che quando quel giorno arriverà, noi saremo lì, accanto a Lei, a testimoniare la forza dell’amore di una madre e la potenza della giustizia che finalmente prevale.

Signora Armanda, continui a parlare, a denunciare, a sperare. Ogni voce alzata per Alberto è un mattone che costruisce la strada della sua libertà. Ogni gesto che compie, ogni appello che lancia, ogni pensiero che dedica a lui è un filo che lo tiene vivo, saldo, umano. Noi saremo al Suo fianco, con tutta la nostra determinazione, fino a quando Alberto non sarà libero, fino a quando non potrà tornare a casa, e a casa, finalmente, sarà sicuro.

Con tutto il cuore, con profonda ammirazione e solidarietà,

Valentina Spata, Presidente Osservatorio Internazionale Diritti Umani