Il riconoscimento dello Stato di Palestina: la svolta diplomatica della Francia e il silenzio dell’Italia

Il riconoscimento dello Stato di Palestina: la svolta diplomatica della Francia e il silenzio dell’Italia

a cura della Dott.ssa Valentina Spata

Nel luglio 2025, la Francia ha annunciato ufficialmente l’intenzione di riconoscere lo Stato di Palestina, diventando così il primo Paese del G7 e una delle principali potenze occidentali a compiere un passo di tale portata.
Il presidente Emmanuel Macron ha dichiarato che la formalizzazione del riconoscimento avverrà in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre dello stesso anno, sottolineando la volontà della Francia di contribuire in modo concreto a una soluzione equa e duratura del conflitto israelo-palestinese.

Questa decisione non è frutto di un impulso momentaneo ma rappresenta il culmine di un lungo e coerente impegno diplomatico della Francia per la pace in Medio Oriente. Già negli anni ’60, sotto la guida di Charles De Gaulle, la Francia si era distinta per una posizione autonoma rispetto ai suoi alleati occidentali, criticando apertamente l’occupazione israeliana dei territori palestinesi dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967 e sospendendo le forniture di armi a Israele. Tale linea politica, improntata all’equilibrio tra Israele e mondo arabo, è proseguita nei decenni successivi attraverso il sostegno ai negoziati di pace e alla soluzione dei due Stati.

Nel 2014, l’Assemblea nazionale francese aveva già votato a favore del riconoscimento della Palestina, anche se tale riconoscimento non fu all’epoca formalizzato dal governo. Nel frattempo, la diplomazia francese ha continuato a promuovere conferenze internazionali e a finanziare progetti di cooperazione nei territori palestinesi, consolidando il proprio ruolo di mediatore credibile nel conflitto.

La scelta della Francia nel 2025 si inserisce in un contesto drammatico segnato dalle conseguenze dell’offensiva israeliana su Gaza, iniziata dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023. L’operazione militare ha provocato una catastrofe umanitaria senza precedenti, scuotendo l’opinione pubblica internazionale e mettendo in discussione l’efficacia delle attuali strategie diplomatiche. In questo scenario, la Francia ha deciso di rompere il silenzio e assumere una posizione chiara: riconoscere la Palestina come Stato sovrano per rilanciare la prospettiva di una pace fondata sulla coesistenza di due popoli con pari diritti.

Il riconoscimento non è solo un atto simbolico ma anche un potente messaggio politico rivolto ai partner europei e internazionali. Mentre Stati Uniti, Germania, Italia e Regno Unito continuano a rinviare tale decisione in attesa di un negoziato diretto tra le parti, Parigi sceglie di anticipare i tempi, proponendosi come promotrice di un nuovo equilibrio. L’iniziativa francese rafforza inoltre la sua credibilità nel mondo arabo e riafferma il ruolo della Francia come potenza diplomatica autonoma nel Mediterraneo.

Il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, ha condannato fortemente l’annuncio di Emmanuel Macron, definendolo una “decisione imprudente” e un incentivo alla propaganda di Hamas. In un post su X (ex Twitter), ha dichiarato:

“The United States strongly rejects 🇫🇷 Macron’s plan to recognize a Palestinian state at the UN General Assembly. This reckless decision only serves Hamas propaganda and sets back peace. It is a slap in the face to the victims of October 7th.”

Rubio ha ribadito la ferma alleanza con Israele, sottolineando che l’obiettivo prioritario è il ritorno degli ostaggi e la sconfitta di Hamas.
Il Presidente Donald Trump, attuale in carica, ha minimizzato l’importanza della decisione francese:

“What Macron says doesn’t matter.”

Questa affermazione segna la continuità della linea statunitense che, pur in teoria favorevole alla soluzione dei due Stati, ritiene il riconoscimento un atto prematuro e simbolico.

In una cabina diplomatica del giugno 2025, gli Stati Uniti hanno sollecitato gli alleati a boicottare la conferenza ONU co-organizzata da Francia e Arabia Saudita sulla soluzione a due Stati, avvertendo di potenziali conseguenze diplomatiche in caso di adesione.
L’ambasciatore USA in Israele, Mike Huckabee, ha dichiarato che gli Stati Uniti non considerano più l’esistenza di un Stato Palestinese indipendente come priorità della loro politica estera, suggerendo che esso potrebbe sorgere altrove.
La reazione statunitense al riconoscimento francese appare netta e decisa: si tratta di una presa di posizione contraria, giustificata con motivazioni legate a sicurezza, strategia diplomatica e legittimazione di gruppi etichettati come terroristici.

La scelta francese è vista da Washington non come un percorso di pace, ma come un gesto unilaterale potenzialmente destabilizzante. Le pressioni diplomatiche conseguenti riflettono la determinazione degli USA a mantenere il controllo delle tempistiche negoziali internazionali sul processo israelo-palestinese.

Ad oggi, più di 147 Paesi membri delle Nazioni Unite hanno riconosciuto lo Stato di Palestina. Tra questi figurano, oltre alla Santa Sede, gran parte dei Paesi del Sud globale e un numero crescente di Stati europei, tra cui Svezia (dal 2014), Norvegia, Irlanda, Spagna, Slovenia e Armenia (tra il 2024 e il 2025). Recentemente, anche Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, come Messico, Giamaica e Barbados, si sono aggiunti alla lista.

In questo scenario globale di crescente consenso, colpisce il silenzio dell’Italia.
Il governo italiano ha mantenuto una posizione ambigua e attendista. Già nel 2024, l’Italia si era astenuta su una risoluzione ONU che ampliava i diritti della Palestina come Stato osservatore. Nel febbraio 2025, una mozione parlamentare presentata dal Movimento 5 Stelle per il riconoscimento dello Stato palestinese è stata respinta dal Senato. Nessuna iniziativa ufficiale è stata assunta dal governo o dalla maggioranza per promuovere un riconoscimento, limitandosi a dichiarazioni generiche a favore della soluzione a due Stati, senza però tradurle in atti concreti.

Questa prudenza rischia di isolare l’Italia nel contesto europeo e internazionale, dove cresce la pressione per un riconoscimento della Palestina come prerequisito per una pace giusta e duratura. In un momento in cui la diplomazia internazionale cerca nuovi equilibri, la scelta francese rappresenta un atto di coraggio politico e di coerenza storica, mentre l’Italia appare ancorata a una linea di continuità che rischia di perdere rilevanza nel quadro delle relazioni globali.

Il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte della Francia potrebbe dunque segnare un punto di svolta nella diplomazia europea e internazionale. Resta da vedere se altri Paesi, inclusa l’Italia, avranno il coraggio di seguirne l’esempio.