Relazione sul DDL anti-violenza del Governo Meloni
- Contesto e obiettivi
Nel marzo 2025, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge volto a contrastare in maniera più incisiva la violenza sulle donne. Il DDL, ribattezzato “Femminicidio”, introduce per la prima volta nel Codice Penale italiano il reato autonomo di femminicidio, inasprendo inoltre le pene e le misure cautelari per numerosi reati di genere. - Proponenti del disegno di legge
Il DDL è stato presentato come iniziativa del Governo Meloni, con un ruolo centrale da parte della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, della Ministra per la Famiglia e le Pari Opportunità Eugenia Roccella e del Ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il testo è stato ufficialmente depositato al Senato il 31 marzo 2025 e ha visto come relatrice la senatrice Giulia Bongiorno, Presidente della Commissione Giustizia. - Misure principali del DDL
- Introduzione del reato autonomo di femminicidio (art. 577-bis c.p.), punito con l’ergastolo.
- Aggravanti e pene aumentate per stalking, maltrattamenti, sfregi con acido, mutilazioni genitali, revenge porn e violenza sessuale.
- Misure cautelari rafforzate: divieto di avvicinamento, braccialetto elettronico obbligatorio, e ascolto obbligatorio del PM.
- Coinvolgimento della vittima nei procedimenti (parere su patteggiamenti).
- Formazione obbligatoria per magistrati, forze dell’ordine e operatori del settore.
- Finanziamenti
Il Governo ha stanziato oltre 80 milioni di euro per il biennio 2025–2026:
- 65 milioni a centri antiviolenza e case rifugio
- 15 milioni a percorsi di autonomia ed empowerment
- 22 milioni per il Reddito di Libertà (assegno da 500 euro mensili)
- Criticità emerse nel dibattito pubblico
- Prevalenza dell’approccio repressivo: la quasi totalità dei fondi (pochi fondi) è destinata a misure punitive, con un basso investimento nella prevenzione culturale.
- Critiche giuridiche: alcuni costituzionalisti e giuriste hanno sollevato dubbi sull’introduzione del reato di femminicidio come figura autonoma per il rischio di creare disparità tra vittime in base al genere.
- Timori di approccio simbolico: diverse ONG e centri antiviolenza sottolineano il rischio che l’intervento normativo resti una risposta emergenziale, senza un reale cambio sistemico o educativo.
Valutazione dell’Osservatorio Internazionale sui Diritti Umani
L’Osservatorio Internazionale sui Diritti Umani (OIDU) riconosce l’intento positivo del Governo italiano- dichiara la Presidente, Dott.ssa Valentina Spata – nel rafforzare la tutela contro la violenza di genere e nell’attribuire una dignità giuridica autonoma al fenomeno del femminicidio. Per la prima volta nella storia giuridica italiana, il femminicidio non è più un’aggravante ma un reato autonomo (art. 577-bis c.p.), punito con l’ergastolo. Simbolicamente e giuridicamente riconosce che l’uccisione di una donna per motivi di genere è un fenomeno sistemico.
Tuttavia, come Osservatorio, riteniamo necessario sottolineare che:
- La repressione non può sostituire la prevenzione: la lotta alla violenza di genere richiede politiche educative strutturate, cambiamenti culturali a lungo termine, investimenti nella scuola, nella formazione professionale e nell’informazione pubblica.
- Il riconoscimento della specificità del femminicidio è un passo importante ma occorre evitare l’effetto di una legislazione emergenziale che non si traduca in una reale protezione delle vittime, specialmente quelle più vulnerabili (donne migranti, con disabilità, in aree rurali).
- Serve una rete integrata di servizi a livello territoriale, in grado di intervenire prima che la violenza esploda, e garantire sostegno reale alle sopravvissute.
- Servono strutture di accoglienza per le donne vittime di violenza, soprattutto in presenza di figli minori.
Conclusione:
L’Osservatorio auspica che l’approvazione definitiva di questo DDL sia accompagnata da riforme parallele di natura sociale, educativa e istituzionale, in modo da aggredire le radici culturali della violenza di genere, e non soltanto le sue conseguenze penali.

