Speciale Gaza

Diritti umani e crisi umanitaria nel conflitto israelo-palestinese

1. Introduzione

La Striscia di Gaza rappresenta oggi una delle più gravi crisi umanitarie e dei

diritti umani a livello mondiale. L’intensificarsi del conflitto tra Israele e Hamas,

in un contesto già segnato da occupazione, blocco militare, povertà strutturale e

isolamento internazionale, ha portato a migliaia di vittime civili, al collasso dei

servizi sanitari, all’insicurezza alimentare e al negato accesso ai beni essenziali.

Ad oggi, si stima che le vittime totali siano circa 186.000, con morti accertati tra i

60.000 e gli 80.000, tra cui un alto numero di civili, bambini, giornalisti e

operatori umanitari.

In questo scenario, la violazione sistematica dei diritti fondamentali coinvolge

sia la popolazione palestinese sia il rispetto del diritto internazionale umanitario.

2. Quadro storico e geopolitico

2.1 – La Striscia di Gaza: geografia e demografia

• Territorio costiero lungo circa 41 km e largo tra 6 e 12 km, situato tra

Israele, Egitto e il Mar Mediterraneo.

• Popolazione di circa 2,2 milioni di persone, con una densità tra le più alte

al mondo.

• Oltre il 50% degli abitanti è minorenne; la maggioranza è composta da

profughi palestinesi e loro discendenti.

• Sottoposta a blocco terrestre, aereo e marittimo da parte di Israele (e in

parte dell’Egitto) dal 2007.

• Governata de facto dal movimento Hamas, che ha preso il controllo della

Striscia nel 2007.

2.2 – Periodo storico precedente al conflitto attuale• Fino al 1917: parte dell’Impero Ottomano.

• 1917–1948: sotto Mandato britannico, come tutta la Palestina storica.

• 1948: durante la guerra arabo-israeliana, l’Egitto occupa Gaza, che diventa

rifugio per decine di migliaia di profughi palestinesi.

• 1950–1967: Gaza resta sotto controllo egiziano, senza essere formalmente

annessa.

2.3 – Occupazione israeliana e nascita del conflitto territoriale

(1967–2005)

• 1967: Israele occupa Gaza a seguito della Guerra dei Sei Giorni, insieme

alla Cisgiordania e Gerusalemme Est.

Viene instaurata una presenza militare diretta e costruiti insediamenti

israeliani nel territorio.

La popolazione palestinese vive sotto occupazione militare, con

restrizioni alla mobilità, confische di terra e violazioni dei diritti

fondamentali.

• Anni ’90: gli Accordi di Oslo avviano un processo di autonomia

palestinese, ma Israele mantiene il controllo effettivo di confini,

commercio e sicurezza.

• 2005: Israele attua un disimpegno unilaterale (ritiro militare e rimozione

degli insediamenti), mantenendo però il controllo esterno del territorio.

2.4 – Ascesa di Hamas e inizio del blocco totale (2006–2007)

2006: Hamas vince le elezioni legislative palestinesi.

2007: dopo scontri interni con Fatah, Hamas prende il controllo militare e

politico della Striscia.

• Israele ed Egitto impongono un blocco totale, giustificato come misura di

sicurezza:

◦ Severi limiti alla circolazione di persone e merci.◦ Restrizioni su beni essenziali, carburante, attrezzature mediche e

materiali da costruzione.

◦ L’intera popolazione civile viene colpita da penurie strutturali e

isolamento.

2.5 – Conflitti ricorrenti e crisi permanente (2008–2023)

• Dall’inizio del blocco, si sono susseguite diverse offensive militari

israeliane in risposta al lancio di razzi da Gaza:

2008–2009: Operazione Piombo Fuso

2012: Operazione Pilastro di Difesa

2014: Operazione Margine Protettivo

2021: Escalation dopo tensioni a Gerusalemme Est

• Le guerre hanno provocato:

Migliaia di vittime civili palestinesi.

◦ Gravi danni a infrastrutture sanitarie, scolastiche e residenziali.

◦ Aggravamento della crisi umanitaria già esistente.

2.6 – L’attacco del 7 ottobre 2023 e l’offensiva militare israeliana

• 7 ottobre 2023: attacco di Hamas sul territorio Israeliano, con uccisioni e

rapimenti di civili

Reazione israeliana immediata con bombardamenti su larga scala su

tutta la Striscia, assedio totale (interruzione di acqua, elettricità, carburante

e aiuti) e operazioni militari terrestri in molte aree civili.

Secondo fonti ONU e ONG migliaia di civili palestinesi uccisi, inclusi

bambini, giornalisti, medici e personale ONU, distruzione massiccia di

ospedali, scuole, edifici residenziali e rifugi. Carestia, epidemie e

sfollamenti forzati aggravano una crisi umanitaria già al limite del

collasso.3. Diritti umani violati

a) Diritto alla vita e alla protezione dei civili

• Bombardamenti in aree densamente popolate, mancanza di vie di fuga

sicure.

• Attacchi a scuole, ospedali, campi profughi, strutture dell’ONU.

b) Diritto alla salute

• Collasso del sistema sanitario di Gaza: ospedali distrutti, mancanza di

medicinali, blackout energetici.

• Blocco all’ingresso di aiuti umanitari, carburante e forniture mediche.

c) Diritto all’alimentazione e all’acqua

• Fame e denutrizione: oltre il 90% della popolazione dipende dagli aiuti.

• Rete idrica distrutta, mancanza di acqua potabile.

d) Diritto all’educazione

• Scuole distrutte o utilizzate come rifugi.

• Interruzione totale dell’attività scolastica.

e) Diritto alla protezione umanitaria

• Operatori umanitari colpiti: numerose vittime tra lo staff dell’UNRWA.

• Ostacoli all’accesso degli aiuti e delle agenzie umanitarie.

f) Diritto alla libertà di stampa e di informazione

• Oltre 200 giornalisti uccisi dall’inizio del conflitto, secondo organizzazioni come

CPJ e Reporters Without Borders.

• Attacchi diretti a media locali e internazionali, reporter sul campo e troupe

televisive.

Interruzione delle comunicazioni, blackout internet e restrizioni all’accesso per

la stampa estera.

• Compromessa la possibilità di documentare e testimoniare violazioni e crimini,

in violazione del diritto alla libertà di espressione e di informazione, anche in

tempo di guerra.

g) Diritti dell’infanzia• Uccisione di migliaia di bambini, molti dei quali colpiti nei bombardamenti di

scuole, abitazioni o rifugi.

• Bambini feriti, sfollati, separati dai familiari o traumatizzati senza accesso a cure

psicosociali.

• Negazione del diritto alla vita, alla protezione, all’istruzione, alla salute e alla

sicurezza.

• Violazioni estese e documentate della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia

(1989), in particolare gli articoli 6, 19, 24 e 38.

4. Normativa internazionale di riferimento

a) Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di

genocidio (1948)

• Proibisce atti commessi con l’intento di distruggere, in tutto o in parte,

un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.

• Include tra questi atti: uccisione di membri del gruppo, danno grave

fisico o mentale, imposizione di condizioni di vita intollerabili.

• Rilevante in riferimento al numero di civili palestinesi uccisi, in particolare

bambini, e alle dichiarazioni pubbliche di incitamento all’annientamento.

b) Convenzione contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli,

inumani o degradanti (1984)

• Proibisce ogni forma di tortura, anche nei conflitti armati o sotto

occupazione.

• Include tra le violazioni: mancanza di cure mediche, esposizione

deliberata alla fame, alla sete, al dolore prolungato o all’umiliazione.

• Rilevante per le condizioni di vita imposte alla popolazione civile di

Gaza, comprese la negazione di aiuti, l’assedio totale e i bombardamenti

su aree abitate.

c) Diritto internazionale umanitario

Convenzioni di Ginevra (1949) e Protocollo I (1977): obbligo di

proteggere i civili nei conflitti armati.• Principi di distinzione, proporzionalità e necessità militare.

d) Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale

• Attacchi contro civili, ospedali e convogli umanitari possono configurarsi

come crimini di guerra.

e) Carta delle Nazioni Unite e Risoluzioni ONU

• Art. 1: promuovere la pace e il rispetto dei diritti umani.

• Numerose Risoluzioni ONU ribadiscono il diritto del popolo palestinese

all’autodeterminazione, alla fine dell’occupazione, e alla protezione dei

civili.

5. Il ruolo delle organizzazioni internazionali

a) ONU e UNRWA

• L’Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi (UNRWA) assiste milioni di

persone in Palestina, ma è stata colpita da tagli di fondi e attacchi diretti.

OCHA e UNICEF documentano crisi umanitaria e richieste di cessate il

fuoco umanitari.

b) Corte Penale Internazionale

• Inchiesta aperta dal 2021 su crimini commessi nei Territori palestinesi

occupati.

• Richiesta di mandato d’arresto 2024 contro esponenti di Hamas e autorità

israeliane (tra cui Netanyahu), per crimini contro l’umanità e crimini di

guerra.

c) Organizzazioni per i diritti umani

Human Rights Watch, Amnesty International, B’Tselem, denunciano

gravi violazioni: punizioni collettive, uso eccessivo della forza, apartheid

territoriale.

6. Diritto all’autodeterminazione e giustizia globale

Il popolo palestinese rivendica da decenni il diritto:

• a uno Stato indipendente;

• al ritorno dei rifugiati;

• alla sovranità sulle risorse naturali e sul territorio.Il mancato rispetto di questi diritti ha alimentato un conflitto strutturale, non solo

armato ma anche politico, culturale, economico. La pace e la giustizia esigono:

• cessazione dell’occupazione militare,

• rimozione dei blocchi,

• pari dignità tra popoli.

7. Educazione ai diritti e sensibilizzazione

a) Ruolo dell’educazione

• Promuovere una cultura dei diritti umani e della solidarietà internazionale.

• Combattere la disumanizzazione, l’antisemitismo e l’islamofobia.

• Insegnare ai giovani a distinguere tra critica politica e odio identitario.

b) Responsabilità della comunicazione

• Informazione libera, plurale e fondata sui fatti.

• Combattere la disinformazione e le narrazioni manipolate da tutte le parti.

8. Conclusione

La crisi di Gaza è una questione umanitaria e di diritti umani, prima ancora che

politica o militare.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla protezione, alla dignità.

L’indifferenza internazionale, i doppi standard e l’impunità rischiano di legittimare

una violenza sistemica.

Solo attraverso il riconoscimento pieno dei diritti di tutti, israeliani e palestinesi,

potrà emergere un futuro di pace